SCARICO FUMI CALDAIA A PARETE

SCARICO FUMI CALDAIA A PARETE

Quando è legale scaricare i fumi in facciata e quando non lo è.


Ma cosa dicono le leggi in tal senso?

Se c’è un argomento sul quale la legge Italiana  ha avuto delle difficoltà a stabilire delle regole è proprio quello dello scarico fumi caldaia.

Una delle cause principali a creare dissapori e screzi tra coinquilini sono i fumi della caldaia che spesso causano disagi agli inquilini che abitano al/ai piano superiore.

Quale è stato il primo decreto legge sullo scarico in facciata.

La prima legge a  legiferare in tal senso fu  il Dpr 412/93 e recitava quanto segue:

Gli impianti termici siti negli edifici costituiti da più unità immobiliari devono essere collegati ad appositi camini, canne fumarie o sistemi di evacuazione dei prodotti di combustione, con sbocco sopra il tetto dell’edificio alla quota prescritta dalla regolamentazione tecnica vigente, nei seguenti casi:

– nuove installazioni di impianti termici, anche se al servizio delle singole unità immobiliari.
– ristrutturazioni di impianti termici centralizzati.
– ristrutturazioni della totalità degli impianti termici individuali appartenenti ad uno stesso edificio, – trasformazioni da impianto termico centralizzato a impianti individuali.
– impianti termici individuali realizzati dai singoli previo distacco dall’impianto centralizzato.

Ma il decreto sopra menzionato esonerava in qualche caso lo scarico a tetto abilitando di fatto anche lo scarico in facciata, vediamo in quali casi:

Fatte salve diverse disposizioni normative, ivi comprese quelle contenute nei regolamenti edilizi locali e loro successive modificazioni, le disposizioni del presente comma possono non essere applicate in caso di mera sostituzione di generatori di calore individuali e nei seguenti casi, qualora si adottino generatori di calore che, per i valori di emissioni nei prodotti della combustione, appartengano alla classe meno inquinante prevista dalla norma tecnica UNI EN 297:

singole ristrutturazioni di impianti termici individuali già esistenti, siti in stabili plurifamiliari, qualora nella versione iniziale non dispongano già di camini, canne fumarie o sistemi di evacuazione dei prodotti della combustione con sbocco sopra il tetto dell’edificio, funzionali ed idonei o comunque adeguabili alla applicazione di apparecchi con combustione asservita da ventilatore;

nuove installazioni di impianti termici individuali in edificio assoggettato dalla legislazione nazionale o regionale vigente a categorie di intervento di tipo conservativo, precedentemente mai dotato di alcun tipo di impianto termico, a condizione che non esista camino, canna fumaria o sistema di evacuazione fumi funzionale ed idoneo, o comunque adeguabile allo scopo.


Alla luce di quanto sopra, emerge che seppur è vero che il decreto liberava la possibilità di andare in facciata con la propria caldaia, lo si faceva rispettando due fattori principali:

  • Regolamento edilizio locale ( ovvero i comuni potevano restringere in tal senso inibendo qualunque possibilità di andare in facciata con i fumi e ci aggiungiamo anche regolamento condominiale)
  • Generatori di calore a basso impatto ambientale ( sono caldaie che appartengo alla classe NOx 5)

Ma a distanza di tanti anni cosa è cambiato?

Abbiamo ritenuto necessario raccontare da dove è partita la legge perché nel corso degli anni la stessa è stata più volte rivisitata e modificata fino a raggiungere il D.lgs 102/14.

Il decreto oggi modifica radicalmente quanto successo nel passato e oltrepassa anche i regolamenti edilizi locali all’art 5 comma 9

Gli impianti termici installati successivamente al 31 agosto 2013 devono essere collegati ad appositi camini, canne fumarie o sistemi di evacuazione dei prodotti della combustione, con sbocco sopra il tetto dell’edificio alla quota prescritta dalla regolamentazione tecnica vigente.

Ma ovviamente il decreto non poteva esimersi dal dare concessioni in deroga e quindi ve le presentiamo:

E’ possibile derogare a quanto stabilito dal comma 9 nei casi in cui:
(comma introdotto all’art. 17-bis della legge n. 90 del 2013)

a) si procede, anche nell’ambito di una riqualificazione energetica dell’impianto termico, alla sostituzione di generatori di calore individuali che risultano installati in data antecedente a quella di cui al comma 9, con scarico a parete o in canna collettiva ramificata;
b) l’adempimento dell’obbligo di cui al comma 9 risulta incompatibile con norme di tutela degli edifici oggetto dell’intervento, adottate a livello nazionale, regionale o comunale;
c) il progettista attesta e assevera l’impossibilità tecnica a realizzare lo sbocco sopra il colmo del tetto.
d) si procede alle ristrutturazioni di impianti termici individuali già esistenti, siti in stabili plurifamiliari, qualora nella versione iniziale non dispongano già di camini, canne fumarie o sistemi di evacuazione dei prodotti della combustione con sbocco sopra il tetto dell’edificio, funzionali e idonei o comunque adeguabili alla applicazione di apparecchi a condensazione;
(lettera aggiunta dall’art. 14, comma 8, d.lgs. n. 102 del 2014)
e) vengono installati uno o più generatori ibridi compatti, composti almeno da una caldaia a condensazione a gas e da una pompa di calore e dotati di specifica certificazione di prodotto.
(lettera aggiunta dall’art. 14, comma 8, d.lgs. n. 102 del 2014)

Per accedere alle deroghe di cui sopra è obbligatorio rispettare quanto segue:

i. nei casi di cui alla lettera a), installare generatori di calore a gas a camera stagna il cui rendimento sia superiore a quello previsto all’articolo 4, comma 6, lettera a), del d.P.R. del 2 aprile 2009, n. 59;
ii. nei casi di cui alle lettere b), c), e d), installare generatori di calore a gas a condensazione i cui prodotti della combustione abbiano emissioni medie ponderate di ossidi di azoto non superiori a 70 mg/kWh, misurate secondo le norme di prodotto vigenti;
iii. nel caso di cui alla lettera e), installare generatori di calore a gas a condensazione i cui prodotti della combustione abbiano emissioni medie ponderate di ossidi di azoto non superiori a 70 mg/kWh, misurate secondo le norme di prodotto vigenti, e pompe di calore il cui rendimento sia superiore a quello previsto all’articolo 4, comma 6, lettera b), del d.P.R. del 2 aprile 2009, n. 59;
iv. in tutti i casi, posizionare i terminali di scarico in conformità alla vigente norma tecnica UNI7129 e successive modifiche e integrazioni
(comma introdotto all’art. 17-bis della legge n. 90 del 2013, poi sostituito dall’art. 14, comma 9, d.lgs. n. 102 del 2014)

Come avrete notato vi abbiamo evidenziato la norma Uni 7129 2015 , che determina le distanza alle quali attenersi per poter installare i terminali di tiraggio. IN poche parole se le distanze che vi mostriamo non vengono osservate e rispettate la deroga viene a cadere e il condomino proprietario dell’impianto termico è tenuto a perdere provvedimenti.

Ma quali sono le distanze minime da attenersi nel caso di scarico a parete dei fumi ?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

P.S. occhio che i regolamenti di cui sopra valgono solo per gli impianti termici e gli scaldini per acqua calda,  che seppur a gas, non sono considerati impianti termici come da legge 90/13

Ci scusiamo se siamo stati prolissi ma l’argomento dello scarico fumi a parete è complicato, vasto e pino di storia ( seppur di poco più di 20 anni) e come tale va argomentato. Ci auguriamo di aver risolto ogni dubbio.

 

 

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